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Educare lo sguardo

Derrick De Kerckhove

Parlando del lavoro del pittore, il filosofo e critico Jean Paulhan, fondatore anche de La nouvelle revue française spiegava che il reale non si manifesta attraverso le evidenze, ma solo "negli interstizi" delle medesime evidenze. Citava, a mo' di esempio, un quadro che rappresentava semplicemente un battiscopa lungo una parete.

Secondo Paulhan, era proprio l'assenza di definizione in quello che è ordine del banale – mancanza di definizione di ciò che è intorno al mondano, vale a dire il non-luogo e il non percepito – a permettere l'emergere della fondamentale intuizione dell'"istante". Questa idea mi impressionò fortemente, e la cito a memoria, poiché non sono più riuscito a risalire alla fonte esatta.

Peraltro, ciò che ho potuto trovare di Paulhan durante la mia ricerca riprende e conferma questa mia intuizione. Durante un'intervista del 1962 con Pierre Dumayet (disponibile al link http://www.ina.fr/video/I05300179) Paulhan sottolinea (in particolare all' 8° minuto del video) la necessità per l'artista di sbarazzarsi di ogni idea o pensiero. "[L'artista] deve privarsi di tutto ciò che è idea distinta per lasciar passare una realtà che rinuncia a giudicare."

È questo genere di idee che mi ispira il lavoro di Corrado Veneziano. Da una parte, vi è una estetizzazione, con la messa in risalto del banale; dall'altra, una forte carica simbolica. Tuttavia, quest'ultima richiede una maggiore attenzione, che vada oltre ogni prima e immediata impressione.

Prendiamo ad esempio tre quadri di Veneziano, tutti declinati sui codici del mondo digitale. Il primo propone un codice a barre in trasparenza luminosa su sfondo celeste. In se stesso il codice a barre è un oggetto banale, ma qui la sua messa in scena diventa un'apoteosi. Guardandolo a lungo, si iniziano ad avere visioni fantasiose e a riconoscere un cilindro al posto di un codice apparentemente, semplicemente bidimensionale. Il messaggio simbolico che si potrebbe trarre è che siamo effettivamente in presenza di una indubbia "regalità", o almeno di un potere dominante.

Il secondo presenta un nuovo codice a barre; con la differenza che, tra tutte le linee verticali, ce n'è una obliqua. L'umorismo salta agli occhi, ma è l'insieme che qui assume rilevanza simbolica. Da sinistra a destra si passa dal cielo al tessuto umano. Ma, guardando più da vicino, si scorgono molte figure, mutevoli e contraddittorie, e comunque riconoscibili (anche se non del tutto!).

L'accesso più corretto e diretto alla visione è qui possibile attraverso l'angolo superiore destro della cornice, lì dove l'attenzione rivela lettere in filigrana su un piano inclinato. Da lì si possono scorgere le zone più profonde delle tonalità del blu. Vi si rivela un mondo di creature ed esseri stregati. Si può percepire qualcosa di simile a un sentimento cosmico di questa molteplicità di possibilità.

Il terzo quadro, infine, si presenta nella forma di un segno chiamato codice QR (in italiano "risposta rapida"). In questo quadro, a prima vista sembra prevalere la dimensione estetica. Abbiamo a che fare con una disposizione geometrica armoniosamente disseminata di tonalità dolci e serene. Ma, mon dieu!, questa è la piastrella di una cucina, cosa banale per eccellenza; e qui però la piastrella ci richiama verso un'altra – nuova – banalità: per l'appunto il codice QR.

Qui la visione si fa sorprendente: piccole piastrelle sono dipinte al confine tra impressionismo e iper-realismo.

Non sono che tocchi suggestivi, ma la panoramica è fotografica. Al di là del simbolico, il codice QR è, ovviamente, fatto di tasselli blu-neri. Questo è un codice impressionistico nel senso che è oggetto di fantasia. Un vero e proprio codice QR non si dispone in questo modo e soprattutto l'angolo in basso a destra deve rimanere vuoto delle grandi piastrelle nere che compongono gli altri angoli. Ma questo non ha importanza, perché ciò che interessa indubbiamente l'artista è altro: costringerci nuovamente a lavorare con lo sguardo, perché la conseguenza qui potrebbe anche essere che il banale trionfi senza manifestarsi.

La forma è enigmatica, ma ricorda il ben noto procedimento di riprodurre immagini in piccole tessere di diverso valore: un'operazione che, una volta definita, dona – talora – una chiarezza quasi fotografica. Qui, si potrebbe tentare di distinguervi una colomba, soprattutto se la si immagina girata verso al più piccola dei quattro cubi dell'angolo.

È questa ricerca dello "sguardo di chi guarda" che mi intriga in Veneziano. L'educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell'arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.

Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista.

Wicklow, 26 giugno 2014.