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L’anima dei non luoghi

Le opere di corrado veneziano massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva

Achille Bonito Oliva

La pittura di Corrado Veneziano ha alle spalle una lunga storia; una storia dell'arte contemporanea che parte da Tàpies e si sviluppa recuperando paradossalmente la neutralità dell'iperrealismo americano. Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l'assunzione del metodo dell'assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati.

Faccio riferimento a Tàpies per l'evocazione del muro che porta e sopporta le stimmate della scrittura: in stampatello, con altri tratti. Domina l'idea che la pittura è una superficie che sopporta e assorbe il passaggio del messaggio, della definizione; in qualsiasi lingua. E direi che l'uso del colore e della forma da parte sua appaiono uno svolgimento che sposta l'opera di Tàpies e la mette in contatto anche con altre lingue provenienti da contesti diversi.

Io penso che il timbro cromatico di Veneziano non ha, per una consapevole scelta poetica, la luminosità mediterranea di un artista vissuto in Italia. È un timbro cromatico frutto di una scelta ideologica oltre che culturale; di un clima notturno che Veneziano riporta nella sua pittura ed è un clima legato anche alla melancolia dell'uomo. Lui riporta nella sua pittura spazi non monumentali, non particolarmente degni di nota; segnala la dimenticanza, il lato desueto di questi spazi. Ecco perché è una pittura che lavora sulla riqualificazione del luogo e che, ovviamente, ha alle spalle il bisogno e l'impiego di una memoria per ridare presente a un passato spaziale, a un'architettura abbandonata.

Gli antesignani di questa tensione sono molteplici. E se però, ad esempio, "l'arte puntata sul mondo" per Picasso stava a indicare un'arte "che interviene" – un'arte cioè che risponde alla negatività della storia –, è interessante notare come Veneziano abbia allargato l'uso di questo slogan. Egli ci dà la possibilità di considerare mondo anche luoghi non particolarmente qualificati, spazi che non sono stati teatro di guerra, di atti di eroismo o di tragedie (come può essere il bombardamento di Guernica, dove i tedeschi sperimentarono per la prima volta sul "pueblo" basco il bombardamento a tappeto). Quindi è interessante sottolineare quanto l'arte di Picasso puntata sul mondo è un'arte stereofonica, e quella di Veneziano è un'arte volutamente silenziosa.

Inserirsi nel mercato dell'arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d'onda: viaggiare tra l'alto e il basso del sogno dell'arte.

Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un'iconografia eclatante ma, anzi, segnala l'orgoglio di chi utilizza l'arte per sviluppare una scoperta. L'arte come svelamento e l'arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi - anche - un'arte sociale.