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ISBN2018-11-02T12:39:51+00:00

Il lavoro attuale di Corrado veneziano tende a legare dimensione grafica e dimensione alfabetica. E le opere dell’ultimo periodo riprendono incipit di opere letterarie e filosofiche sovrapponendole a linee, barre e codici Isbn. Si tratta di testi costruiti su alfabeti moderni (italiano, inglese, tedesco, francese…) o classici (ebraico, greco, latino…); e di codici a barra ripresi nella loro funzione industriale e tecnologicamente avanzata. In realtà, nella sintesi pittorica di Veneziano, il risultato sembra ribaltarsi: le barre diventano linee elementari e ludiche, e le parole di Marx e Giustiniano (e altri) diventano evocazione di documenti: linguisticamente fedeli e allo stesso tempo esteticamente stranianti.

Recensione

La cifra significativa di gran parte delle splendide opere ISBN di Corrado Veneziano e’ il contrasto. A volte delicato a volte piu’ marcato.

Per comprendere a fondo quali possano essere le interpretazioni puo’ essere utile tornare a considerare la predecente mostra del pittore, intitolata “Non-luoghi”.

Come Veneziano stesso ha spiegato durante una visita nella sua elegante casa-galleria, questi dipinti sono fedeli all’originale. Eppure a prima vista lasciano dubbiosi. Sembra un modo giocoso di sfidare lo spettatore.

Percio’ a una strategia della confusione mirata solo una strategia di confusione contraria puo’ cercare di restituire spazio ad una liberta’ autentica.

La liberta’ di vedere, ad esempio, uno scrittoio cosparso di piccoli fiori, sotto ad una finestra, al posto del retro di un furgone dell’immondizia. Due immagini molto distanti, ma coincidenti sulla tela. Sono molte le piacevoli contraddizioni. Consone ad un tipo di arte elitario.

Piattezza istantanea delle figure contro apertura a dinamiche e graduali possibilita’ di stratificazione visuale. In un solo “non-luogo” si sovrappongono piu’ e piu’ visioni: delle strisce blu del parcheggio sull’asfalto grigio accanto a un tombino. O una finestra da cui si vedono il sole e alcune foglie che impediscono al vento di volare via. Trattenute dallo sguardo stesso del fruitore. Oppure una croce illuminata dall’alto da un simbolico sole naïve.

Tele dipinte con piani interscambiabili. Che l’occhio puo’ cogliere nell’ordine piu’ diverso. O che puo’ non cogliere tutti. Ma si potrebbe scorgere altro ancora.

Questo puo’ essere un sintetico preambolo alla rassegna ISBN.

In generale con questa sigla si intendono i codici a barre. Un insieme di elementi grafici a contrasto elevato, disposti in modo da poter essere letti da un sensore a scansione. Nel caso delle opere del pittore, dal sensore-occhio umano. E decodificati in modo da restituire l’informazione in essi contenuta.

La posizione raccomandata per le pubblicazioni di solito e’ la quarta di copertina del libro. Dove si leggono trama, citazioni, note sull’autore. Dunque e’ come se gli ISBN di Veneziano fossero delle quarte di copertina.

Riquadri densi e sintetici. Portatori del messaggio dell’opera stessa.

E cosi’ si fa sempre piu’ nitido il discorso inter-artistico. L’intreccio indissolubile delle arti, gia’ conosciuto nell’antica Grecia, come testimonia Simonide di Ceo, (Isola di Ceo, 556 a.C – Agrigento, 468 a.C). Poeta lirico e cantore delle vittorie greche durante le guerre persiane, che formulo’ questo aforisma: “La pittura e’ poesia muta, la poesia pittura parlante”.

Un’avvertenza che si puo’ leggere sui codici ISBN, recita: “Si raccomanda di utilizzare un colore in contrasto con lo sfondo della copertina”. E le barre stesse dei dipinti-libri di Veneziano sono in contraddizione con i colori di fondo. O di primo piano. Non e’ chiaro infatti fino a dove arriva quest’ultimo e dove in verita’ – se ce n’e’ una sola – comincia lo sfondo.

Le barre sono spinte indietro. O sono semplici linee in trasparenza. Dietro le quali lo sfondo sembra fare a gomiti per arrivare in prima fila. O ancora sembra si scaglino contro l’osservatore.

E’ un gioco coinvolgente, in cui l’artista mostra con maestria di sapersi celare fra gli olii della tela. E di acquisire focalizzazioni variabili. Come il possibile narratore di un ipotetico romanzo, egli propone e/o adotta diversi punti di vista. Offre un caleidoscopio di angolazioni.

Si potrebbero definire queste teorie di dipinti vere e proprie proiezioni camaleontiche su tela.

La metamorfosi e’ continua. Ma nonostante questo l’occhio non puo’ non avere davanti a se’ un quadro sinottico. Che e’ di per se’ un criterio schematico per l’acquisizione mnemonica, tramite la collocazione dei dati in colonne parallele. E cosa sono in fondo gli ISBN, se non colonne parallele?

Ogni codice, una volta assegnato ad un libro, non puo’ piu’ essere utilizzato. E cosi’ le barre stesse sono garanti dell’unicita’ dei quadri dell’artista. Tuttavia contro questa pur preziosa fissita’, si indovina la sua soddisfazione di sottrarsi, grazie alla pittura, ai modelli imposti.

Le linee verticali poi dovrebbero ricordare delle sbarre. E rientrare nello stesso campo semantico della prigione. Della gabbia, della chiusura ermetica. Ma, per fortuna, c’e’ qui un altro contrasto. Poiche’ le sue sono barre che non ingabbiano. Si stagliano al centro senza toccare i margini della tela. In effetti non ci sono margini. Ne’ confini. Sono sbarre che aprono. Cancelli chiusi, ma sospesi nell’infinito. L’ordine geometrico assoluto, la compostezza delle linee verticali, sono solo superfici, che lasciano trapelare senza pretese, quello che c’e’ dietro.

E’ Veneziano stesso che ci porge la chiave per un naufragio privato nell’universo variegatissimo della Comedìa di Dante. Nei meandri amorosi e cavallereschi dell’Orlando furioso di Ariosto. Lui ad offrirci un viaggio interstellare insieme al Bulgakov del Maestro e Margherita. O un sospiro fumoso con l’inetto e irripetibile Zeno di Svevo.

E’ evidente l’elevatissima tensione sperimentale. I numeri mancanti in molti dei suoi ISBN sono compensati dalle lettere degli alfabeti piu’ varii e ricercati. Che complicano l’interpretazione di questa pittura pregna. Ma allo stesso tempo resa essenziale, alleggerita, dalla vertigine verticale delle linee.

Ma gli intrichi non sono finiti. Un ISBN di Veneziano e’ dedicato all’Ars Amandi di Ovidio, dove il pittore invita a considerare anche una velata allusione alla sfera sensuale. Pero’ ci sono altre tele dedicate al Paradiso dantesco, dunque legate alla sfera sacrale. L’aura sacrale si mesce con i sensi. Quello che resta e’ il premio di piacere dello straniamento. Sacro ed erotico: un accostamento affascinante e primitivo.

Anche al primitivo e’ dato spazio. “C’e’ la possibilita’ – spiega l’artista – di vedere nelle sbarre ISBN dei graffi o delle incisioni”.

Come ci ricorda il Pavese dei Dialoghi con Leuco’, nell’ancestrale il rituale, il sesso, il sangue, la terra sono correlati.

E a questi elementi si allacciano i colori usati da Veneziano, artista poliedrico.

Grande e’ la ricchezza delle sfumature. Anche all’interno della singola opera.

E’ quanto mai suggestivo notare uno sfondo riempirsi di gradazioni multidirezionali significative. La parola “oscura” dell’incipit della Comedìa e’ per l’appunto, oscurata. Suggestivo vedere il folto delle nuvole dissolversi in una luce dorata.

Lo sfondo delle Torri Gemelle, uno degli ISBN, sin dal primo impatto, si fa richiamo chiarissimo agli studi sulla luce e sulle nuvole di Turner.

Quanto agli sfondi aurei uniformi di alcuni quadri, ricordano gli enigmi delle antiche stele piu’ che i fondi oro del nostro Duecento pittorico. E allo stesso tempo citano le sottili lamine d’oro longobarde lavorate a sbalzo: l’elmo di Agilulfo. Le fibule circolari modellate con la tecnica del cloisonne’.

Ma nelle sue tele, ad essere incastonate come paste vitree o pietre preziose, sono le parole.

FRANCESCA ROMANA DE PAULIS